Serve la cultura in tempi di guerre?
Deve essere un inguaribile romanticismo quello che induce a considerare oggi un articolo di Sergej Averincev, pubblicato col titolo Il cimento della parolasul numero di marzo aprile del 1991 della rivista L’altra Europa, dopo essere apparso su Rodnik, n.9/1990.
Inizia così:
“Se dicessimo che la vita va a gonfie vele e alla gente non succede nulla di male, allora potremmo anche chiederci se il sapere umanistico serva, ovvero se serva porre il problema dell’uomo – chissa’, magari potrebbe anche non servire. Forse la vita è talmente semplice che non ha senso complicarla…Ma dato che oggi c’è una rivoluzione, domani un incidente e cosi’ via, e’ inconcepibile occuparsi di queste cose…”